I farmaci contro il diabete possono prevenire l’Alzheimer? I risultati dello studio su oltre 13 mila persone

I farmaci contro il diabete possono prevenire l’Alzheimer? I risultati dello studio su oltre 13 mila persone

I farmaci contro il diabete possono prevenire l’Alzheimer? I risultati dello studio su oltre 13 mila persone

Date: 13/10/2026

Una revisione scientifica pubblicata su Nutrients, analizza i possibili effetti dei farmaci GLP-1sulle funzioni cognitive. I risultati non dimostrano benefici significativi sulla cognizioneglobale, ma aprono nuove prospettive di ricerca sul rapporto tra metabolismo e salute delcervello.

I farmaci utilizzati contro il diabete e l’obesità possono contribuire a proteggere il cervellodall’Alzheimer? È una domanda che interessa sempre più la comunità scientifica. Tuttavia, leevidenze disponibili invitano alla prudenza: al momento non è stato dimostrato che i farmaciagonisti del recettore GLP-1 siano in grado di prevenire la malattia o migliorare significativamentele capacità cognitive.

A fare il punto è uno studio pubblicato il 9 ottobre 2026 sulla rivista Nutrients, intitolato Impact of GLP-1 Receptor Agonists on Cognitive Performance in Adults at Risk of Alzheimer’s Disease.

La ricerca è firmata da Angela M. Abbatecola, Giuseppe Migliara, Fausto D’Agostino, NicolaVeronese, Angelica Giuliani, Salvatore Caponnetto, Graziamaria Corbi, Elisabetta Signoriello, Raffaele Antonelli Incalzi e Giuseppe Paolisso.

Il lavoro coinvolge ricercatori di diverse istituzioni accademiche e sanitarie italiane e si basa su unarevisione sistematica con meta-analisi, metodologia che permette di confrontare i risultati di piùstudi clinici per valutare la solidità delle evidenze.

La partecipazione del Dott. Fausto D’Agostino, presidente del Centro Formazione Medica, siinserisce in un lavoro scientifico dedicato a una delle questioni emergenti della medicina:comprendere se i trattamenti rivolti al metabolismo possano avere effetti anche sulle funzionicerebrali.

Oltre 13 mila partecipanti: cosa emerge?

I ricercatori hanno analizzato cinque studi clinici randomizzati, per un totale di 13.711 partecipanti,con un’età media di 64,5 anni. I farmaci esaminati comprendevano exenatide, liraglutide edulaglutide.

L’analisi ha preso in considerazione memoria, attenzione, capacità verbali, funzioni esecutive ecognizione globale. Il risultato principale non ha evidenziato miglioramenti significativi dellecapacità cognitive complessive nei pazienti trattati rispetto ai gruppi di controllo. Anche perl’attenzione non sono emersi benefici statisticamente significativi.

Un segnale favorevole è stato osservato per la memoria ritardata, ma deriva da un singolo studio dipiccole dimensioni, con appena 24 partecipanti nell’analisi specifica. Il dato, quindi, deve essereconfermato da ricerche più ampie.

Perché questi farmaci interessano la ricerca sull’Alzheimer?

Il diabete di tipo 2 è associato a un maggiore rischio di deterioramento cognitivo. La resistenzaall’insulina, l’iperglicemia e i processi infiammatori sono tra i meccanismi studiati per comprendereil rapporto tra metabolismo e neurodegenerazione.

I farmaci GLP-1 migliorano il controllo della glicemia e possono favorire la perdita di peso. Alcunistudi sperimentali suggeriscono possibili effetti su processi biologici coinvolti nella salute deineuroni, ma questi meccanismi non dimostrano automaticamente un beneficio clinico nellaprevenzione dell’Alzheimer.

Servono nuove conferme scientifiche

Gli autori evidenziano alcuni limiti, tra cui il numero ridotto di studi confrontabili, le differenze tra ipartecipanti e l’eterogeneità dei test cognitivi utilizzati. Saranno quindi necessari nuovi studi clinici,più ampi e specificamente progettati per valutare memoria e altre funzioni cognitive.

La conclusione è prudente: le evidenze attuali non consentono di considerare i farmaci GLP-1 una terapia preventiva contro l’Alzheimer. Il loro possibile ruolo nella salute del cervello restaun’ipotesi da approfondire attraverso ulteriori ricerche.

Il lavoro di Angela M. Abbatecola e dei suoi coautori contribuisce così a definire meglio ciò chesappiamo e ciò che resta ancora da dimostrare, distinguendo le aspettative scientifiche dai beneficiclinici effettivamente documentati.

Fonte scientifica: Abbatecola A.M. et al., Nutrients, 2026; 18:3312. DOI:https://doi.org/10.3390/nu18203312.

Galleria

Condividi:

Ti potrebbe interessare anche

RICEVI LE NOVITA' VIA NEWSLETTER: