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Perché scegliere Anestesia e Rianimazione? La risposta di Francesca, 23 anni, la più giovane specializzanda d’Italia

Un percorso iniziato in anticipo, una passione nata in sala operatoria e la scelta di una delle specializzazioni più complesse e affascinanti della medicina.

A soli 23 anni, Francesca Galli, romana, è già medico in formazione specialistica in Anestesia e Rianimazione presso il Campus Bio-Medico di Roma. Un percorso brillante, iniziato prima rispetto ai coetanei, guidato da una vocazione chiara sin dall’infanzia e consolidato dall’esperienza diretta sul campo. In questa intervista racconta la sua scelta, tra passione, responsabilità e visione globale del paziente.

Un percorso iniziato presto

«Il mio percorso è iniziato un po’ prima rispetto ai miei coetanei», racconta Francesca. Dopo la “primina” e il liceo scientifico con indirizzo Cambridge, arriva una decisione importante: trascorrere il quarto anno all’estero, in Canada, a Chilliwack, nella British Columbia.

Qui consegue un diploma accademico che le permette di rientrare in Italia e accedere all’università. Tornata a Roma, supera il test di Medicina e Chirurgia e inizia il corso di laurea magistrale in Medicine and Surgery al Campus Bio-Medico di Roma a soli 17 anni.

La medicina, spiega, «è stata da sempre la mia passione sin da piccola».

Perché Anestesia e Rianimazione?

La scelta nasce da una curiosità coltivata fin dai primi anni universitari. «Mi affascinava l’idea che, a differenza di altre specializzazioni più settoriali, l’anestesista dovesse studiare il paziente nella sua totalità.»

Una visione globale, dove ogni dettaglio – clinico, fisiologico, farmacologico – può modificare completamente la gestione anestesiologica.

Il momento decisivo arriva durante il primo tirocinio in cardiochirurgia: «Mi ha colpito più la figura dell’anestesista, capace di modulare la fisiologia del corpo per permettere al chirurgo di operare, che l’intervento chirurgico in sé.»

È lì che la curiosità diventa scelta consapevole.

Dubbi lungo il cammino

Durante gli ultimi anni di università, Francesca incontra discipline che la incuriosiscono profondamente. In particolare, l’ematologia, anche grazie all’esperienza di volontariato con RomAIL. Eppure, ogni ritorno in sala operatoria riportava lo stesso entusiasmo: “Quando una passione non si spegne, è quella la strada giusta.”

L’aspetto più affascinante

Pur essendo all’inizio della specializzazione, Francesca ha già chiara la straordinarietà del suo lavoro: «Riusciamo a rendere sopportabile qualcosa che, per il corpo umano, è tutto tranne che fisiologico: un intervento chirurgico.»

Modulare la fisiologia, gestire lo stress estremo dell’organismo, garantire comfort e sicurezza al paziente: per lei è «la cosa più straordinaria».

La sfida emotiva

Non manca la consapevolezza delle difficoltà: «A volte ti senti responsabile anche per ciò che è fuori dal tuo controllo.»

Accettare il limite, comprendere che non sempre è possibile cambiare gli esiti, rappresenta una delle sfide emotive più grandi della professione.

Giovane età: vantaggio o sfida?

Per Francesca, soprattutto un vantaggio: «Affrontare subito una realtà completamente diversa credo sia un vantaggio. Ti adatti rapidamente con una certa elasticità mentale.»

Rinunce? Nessuna

«Non sento di aver dovuto mai rinunciare a qualcosa, anzi il contrario.» Iniziare prima è stato un traguardo, non un sacrificio. Fondamentale anche il gruppo di amici incontrato all’università, con cui ha condiviso momenti intensi, belli e difficili.

Uno sguardo al futuro

La passione nasce con la cardioanestesia, ambito della sua tesi di laurea. Ma Francesca preferisce mantenere uno sguardo aperto: «Sto scoprendo tanti altri ambiti dell’anestesia che prima non conoscevo.»

Grande interesse anche per la ricerca: «Se si decide di farla, bisogna farla bene. Richiede tempo, dedizione e costanza. Ma avere in mano i risultati deve essere una soddisfazione enorme.»

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